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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

“Un paese, due sistemi” – L’ambigua posizione di Xiamen

7 aprile 2015

Come studente di legge che vive e studia in Cina, è quasi naturale, per non dire d’obbligo, maturare una certa curiosità per il sistema politico cinese… di Alessia Placchi

un sistema caratterizzato da contraddizioni e incertezze, a cavallo tra comunismo politico e capitalismo economico, socialismo etico e dittatura di fatto. Xiamen in particolare offre un punto di vista interessante per la sua posizione geografica proprio davanti all’isola di Taiwan e per l’essere fin dal 1980 una delle 5 aree economiche speciali (Special Economic Zones – SEZ) della Cina continentale.

Ma Xiamen rimane a sé stante, una città di frontiera, lontana dal conformismo di Pechino, ancora oggi spesso ricordata come una delle città più corrotte dell’intera Cina a causa dello scandalo che alla fine degli anni ‘90 portò a 84 condanne di funzionari cinesi, di cui 11 sentenze di morte, per un giro di contrabbando di miliardi e miliardi di dollari capeggiato dal gangster cinese Lai Changxing, condannato dal governo solo nel 2011 dopo anni di latitanza in Canada.

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Ma i motivi che hanno portato a questo episodio alquanto imbarazzante per il governo comunista di Pechino sono inevitabilmente legati alla posizione in cui Xiamen si trova: non solo una zona economica speciale, soggetta a regole e politiche economiche più flessibili per incentivare gli investimenti e il commercio con l’estero, ma anche una città della Mainland China a soli 1.2 kilometri dall’indipendente Taiwan. A soli 1,2 kilometri dalle coste di Xiamen si trova infatti l’isola di Kinmen sotto la giurisdizione ufficiale della Repubblica di Cina (RDC), o altrimenti nota in Occidente come Taiwan.

 

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La Repubblica di Cina, un’entità politica distinta ma legata alla Repubblica Popolare Cinese (RPC), assunse il controllo di Taiwan nel 1945 e vi ha poi insediato stabilmente il suo governo dopo la sconfitta nella guerra civile cinese nel 1949. Da allora la situazione politica tra le due giurisdizioni è sempre rimasta molto tesa con la RPC da un lato che rivendica il proprio controllo su Taiwan e le isole circostanti mirando alla riunificazione in una Cina unita, e la RDC dall’altro che dopo la rielezione del Kuomintang nel 2008 è tornata a proclamarsi unico governo legittimo della Cina continentale e di Taiwan stessa.

La situazione a livello diplomatico e internazionale non appare migliore: da quando la RDC perse il suo seggio alle Nazioni Unite in qualità di rappresentante della Cina nel 1971 (sostituita dalla RPC), la maggior parte degli stati sovrani hanno spostato il loro riconoscimento diplomatico alla RPC, ma il governo di Taiwan ancora intrattiene relazioni diplomatiche ufficiali con 23 stati e non ufficiali con molti altri. Nell’ambito dell’Organizzazione Mondiale del Commercio, a fronte di un unico rappresentante “cinese” ovvero la RPC, vi sono tre distinti membri OMC, con diverse date di accessione: Hong Kong e Macao nel gennaio 1995, la Repubblica Popolare Cinese nel dicembre 2001 e i Territori Separati di Taiwan, Penghu, Kinmen e Matsu nel gennaio 2002.

A fare un po’ di chiarezza in questa anomala situazione politica vi aveva tentato Deng Xiaoping che agli inizi degli anni ’80 elaborò l’espressione “Un paese, due sistemi”. Il principio costituzionale di Deng mirava alla definitiva riunificazione della Cina, suggerendo unione politica e decisionale sotto la bandiera della RPC ma consentendo alle regioni autonome di Hong Kong, Macao e Taiwan di mantenere il loro sistema politico, economico e finanziario.

Le parole di Deng Xiaoping non sono mai risonate tanto forti e chiare come a Xiamen, dove rossi caratteri cubitali costeggiano Huandao Lu appena a ridosso della spiaggia e rivolti verso Est scandiscono a monito per Taiwan: 一国两制统一中国 “Un paese, due sistemi fanno un’unica Cina”.

 

"Un paese, due sistemi" / "One country, two systems" in Chinese pinyin "Yi Guo Liang Zhi Tongyi Zhongguo"

“Un paese, due sistemi” / “One country, two systems” in Chinese pinyin “Yi Guo Liang Zhi Tongyi Zhongguo”

I caratteri cubitali della propaganda di Deng Xiaoping sovrastano Huandao Lu

I caratteri cubitali della propaganda di Deng Xiaoping sovrastano Huandao Lu

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Il messaggio è chiaro: una Cina socialista contro una Taiwan capitalista e democratica, ma pur sempre Cina. Eppure a Xiamen, come nel resto del Fujian, l’influenza di Taiwan si nota ovunque, nel clima subtropicale, nella vegetazione di palme, nel cibo tradizionale fatto di Ba-wan e omelette di ostriche, nelle sgargianti decorazioni a olio dei templi. Difficile pensare a due paesi differenti, Xiamen rimane forse più vicina a Taiwan che al resto della Cina e da qui probabilmente l’esigenza di incidere quelle parole in maniera indelebile.

Anche le sensazioni confermano la particolarità di questo luogo. La mia prima volta sotto quella scritta era una tiepida giornata d’inverno, il sole scaldava la sabbia sotto i nostri piedi e una luce vitrea e opaca penetrava attraverso la foschia. Così seduti sulla sabbia e rivolti a Taiwan sembrava davvero di essere a cavallo tra due mondi…

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“One country, two systems” – The ambiguous position of Xiamen

English version

 

As a law student who live in China, is practically normal, if not mandatory, accumulate interest for the Chinese political system; a system characterized by contradictions and uncertainties, standing between communism in politics and capitalism in economics, ethical socialism and factual dictatorship.

Xiamen in particular offers an interesting point of view because of its geographical position, right in front of the island of Taiwan, and because since 1980 is one of the five special economic areas (Special Economic Zones – SEZ) of China mainland. But Xiamen remains a city apart, a frontier town, away from the conformism of Beijing, still often remembered as one of the most corrupt city of the entire China because of the scandal that in the late 90s led to 84 convictions of Chinese officials, including 11 death sentences, for smuggling of billions and billions of dollars headed by Chinese gangsters Lai Changxing, condemned by the government just in 2011 after years of being on the run in Canada.

But the reasons that led to this rather embarrassing episode for Beijing communist party, are inevitably linked to the location where Xiamen is: not only a special economic zone, subject to specific economic rules and policies more flexible to boost investment and trade with foreign countries, but also a city of Mainland China only 1.2 kilometres by the independent Taiwan. Just 1.2 kilometres from the coast of Xiamen is in fact the island of Kinmen under the official jurisdiction of the Republic of China (ROC), or otherwise known in the West as Taiwan.

The Republic of China, a political entity separate from but linked to the People’s Republic of China (PRC), took control of Taiwan in 1945 and has there established his government after the defeat in the Chinese Civil War in 1949. Since then the situation policy between the two jurisdictions has always remained very taut, with the PRC, on the one hand, claiming its control over Taiwan and surrounding islands aiming at the unification of the whole China, and the ROC, on the other, that after the re-election of the Kuomintang in 2008 returned to proclaim itself the only legitimate government of mainland China and Taiwan itself.

The context at diplomatic and international level appears not to be better: since the ROC lost his seat at the United Nations as a representative of China in 1971 (replaced by the PRC), most sovereign states have moved their diplomatic recognition to the PRC but the Taiwan government still have official diplomatic relations with 23 states and unofficial ones with many others. Within the World Trade Organization, against of a single”Chinese” representative, that is the PRC, there are three distinct WTO members, with different dates of accession: Hong Kong and Macao in January 1995, the People’s Republic of China in December 2001 and The separate Territories of Taiwan, Penghu, Kinmen and Matsu in January 2002.

To put in clear this anomalous situation had tried Deng Xiaoping who in the early’ 80s drew the expression “One country, two systems”. The constitutional principle of Deng sought the final reunification of China, suggesting union policy and decision-making under the flag of the PRC but allowing autonomous regions of Hong Kong, Macao and Taiwan to maintain their political, economic and financial independency.

The words of Deng Xiaoping have never echo as strong and clear as in Xiamen, where red block letters along Huandao Lu, just behind the beach on the East horizon, mark a warning to Taiwan: 一国两制 统一 中国 “One country, two systems make a united China. ”

The message is clear: a socialist China against a capitalist and democratic Taiwan, but still yet China. Though in Xiamen, as in the rest of Fujian, Taiwan’s influence can be seen everywhere, in the subtropical climate, in the vegetation of palm trees, in the traditional food made of Ba-wan and oyster omelettes, in the garish oil decorations of temples. Hard to think of two different countries, Xiamen is perhaps closer to Taiwan than to the rest of China and hence probably the need to engrave those words indelibly.

 

"Un paese, due sistemi" / "One country, two systems" in Chinese pinyin "Yi Guo Liang Zhi Tongyi Zhongguo"

“Un paese, due sistemi” / “One country, two systems” in Chinese pinyin “Yi Guo Liang Zhi Tongyi Zhongguo”

Even the feelings confirm the uniqueness of this place. My first time under that propaganda post was a warm winter day; the sun warmed the sand beneath our feet and an opaque and vitreous light penetrated through the haze. So sitting on the sand and turned to Taiwan really seemed to be in between of two worlds…

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