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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

Se tutto è design, niente è design?

9 Aprile 2014

Cosa si definisce esattamente con la parola design? E’ vero, questo blog  dovrebbe parlare di comunicazione e una domanda simile è più adatta a un forum di architetti, però in queste ore il Salone del Mobile dà l’idea di avere talmente spinto avanti i propri contenuti che le parole sono rimaste indietro.  E le parole sono il nostro campo. Di Alberto Angelino.

LA nuvola

Non sono l’unico a fare questa riflessione, visto che Wired.it spara a zero sul linguaggio degli uffici stampa nel Fuori Salone nell’articolo pubblicato lunedì (è evidente che chi l’ha scritto non ha mai fatto ufficio stampa, se no avrebbe più comprensione). Io invece partirei dall’affollatissima conferenza stampa di lunedì 7 aprile alla Statale con cui Interni ha presentato la sua annuale collaborazione con l’Università per il Fuori Salone. Una conferenza riuscitissima con un’aula magna riempita fino agli strapuntini, anche se sul palco non erano molti di meno. Philippe Daverio moderava un parterre stellare di Amministratori, Architetti & Artisti di livello eccelso. C’era la ‘mitica’ Gilda Bojardi, direttore di Interni a cui va tutta la nostra ammirazione anche per il tono pacato con cui sfoggia la sua competenza e raccoglie artisti internazionali, Marina Abramovic la più fotografata, Ernesto Mauri AD di Mondadori, il più magnetico e Diana Bracco, la più corteggiata. Sì perché anche questa edizione di Interni alla Statale è in chiave EXPO fin dal titolo “nutrire la città”, tanto è vero che per la prima volta sono esposti qui i modellini del Padiglione Italia.

Questo fa pensare che mai come quest’anno Interni parli di…esterni. Un rapido tour tra le istallazioni del chiostro dove case diventano parte del giardino e nuvole sospese, conferma che il design ha smesso da un pezzo di identificarsi con l’arredamento. Ogni anno di fronte a queste opere d’arte viene da pensare: ma non potrebbero lasciarle lì o metterle in un museo? A meno che non sia questa l’essenza del design: prodotti che si consumano, o per usura o perché cambiano i gusti e Milano diventa la città perfetta per ospitare sia il Salone del Mobile sia l’EXPO, perché vive di moda e di mode. Alla fine del 2015 smonterà senza rimpianto buona parte di quelle strutture che avrà costruito l’anno prima. Mica come quei nostalgici francesi che si sono tenuti la tour Eiffel!

Conferenza il Rettore

E’ vero, Milano fa del design la sua follia e poi non ha un luogo dove conservarla. Persino il Triennale Design Museum vive di edizioni annuali e se volete vedere un pezzo di Sottsass due volte dovete andare tra le madonne trecentesche del castello sforzesco. Marina Abramovic diventa così l’icona perfetta per il Fuori Salone: l’artista che interpreta la versione più effimera dell’arte, quella che esiste nel tempo di un gesto.

Quindi, per assurdo, il design si svincola completamente dall’oggetto: diventa lo spazio in cui creare l’emozione, l’insieme di sensazioni provate in un luogo, la capacità di coinvolgere altri sensi che non siano solo il tatto e la vista. Perde perfino la sua serialità e vive sempre più di pezzi e momenti unici che durano lo spazio di un evento e gli eventi diventano migliaia.

Abramovic

I protagonisti dell’incontro alla Statale non sono certo caduti in questa visione, dimostrando che il concetto di design è ancora ben legato alla creazione di beni materiali, ma anche loro hanno attinto ampiamente da un vocabolario proprio dell’urbanistica, dalla storia dell’arte e della filosofia per descrivere le loro opere.  E quindi il dubbio rimane: se tutto può essere design che cosa è design?  E chi è oggi il designer?  Un artista, un industriale visionario, un architetto, un performer  e andando oltre:  uno chef, un musicista? Non è un problema marginale nella Milano contemporanea: da qualche tempo il termine “Salone del Mobile” ci sembra anacronistico, quello di Design Week sta già diventando ambiguo. Nell’Eden era Adamo il delegato a dare i nomi alle cose, oggi sono i PR.

Mettiamoci al lavoro.

Opera di Marina Abramovic

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