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Pechino soffoca sotto una coltre di smog: sarà una “bolla” a salvarci?

26 Marzo 2014

Pechino, allarme inquinamento. La città dichiara guerra alle polveri sottili che sempre di più offuscano il cielo della capitale e condizionano la vita dei Beijingers. Di Alessia Placchi.

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Parlare di inquinamento e di Cina non é una novità. I dati sono ormai tristemente noti: nei mesi invernali del 2014 si sono registrati i livelli più alti di PMI 2.5 da quando e’ stato avviato il programma di monitoraggio. Oltre 700 microgrammi per metro cubico in molte aree della città, un valore che supera di quasi trenta volte la concentrazione massima di polveri sottili considerata accettabile dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, che fissa in 25 microgrammi per metro cubo la soglia di sicurezza.

Uno studio condotto dalla Scuola di Sanità Pubblica dell’Università di Pechino assieme alla sezione pechinese di Greenpeace dal titolo Dangerous Breathing rivela come nel 2012 sarebbero morte 5.872 persone in Cina a causa dello smog e il danno economico totale viene quantificato in poco più di un miliardo di dollari.

Ma spesso le notizie che ci giungono dal Paese del Dragone sono parziali. Non crediate infatti che il governo sottovaluti il problema. Se da un lato il partito non sembra incline a rallentare la crescita economica in nome dell’ambiente, dall’altro lato prende coscienza della situazione e aumenta le giornate car free in un effimero quanto fugace tentativo di riequilibrare i livelli di inquinamento.

Di fronte a una situazione di emergenza così forte, cui corrisponde una popolazione e un’economia in espansione, il governo investe nella Green Economy e vaglia ogni proposta che appaia meritevole.

L’ultima trovata si chiama Bubble ed e’ appunto una bolla trasparente.

Non siamo in una specie di Truman Show e neppure in una puntata dei Simpson, dove appare effettivamente l’idea per la prima volta, ma siamo nel mondo reale e per l’esattezza nello studio Orproject di Londra, dove un team di giovani esperti di design e urbanistica ha progettato questo sistema tanto visionario quanto avanzato scientificamente.

L’idea alla base della Bubble infatti é quella di realizzare degli ecosistemi protetti ad aria pulita. Una città all’interno della città, caratterizzata da aree verdi, ospedali e altri confort dove la popolazione potrà rifugiarsi per godere di qualche ora di libertà dallo smog.

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Avanguardia e sostenibiltà sono le parole d’ordine: le “bolle” infatti sono costruite con un materiale particolare conosciuto come ETFE (etilene tetrafluoroetilene), un polimero elastico, riciclabile, ignifugo, autopulente, trasparente, estremamente resistente ma 99 volte più leggero del vetro. Stupefacente oserei dire!

E il resto del progetto non é meno all’avanguardia: monitoraggio del calore e dell’umidita’, pannelli solari per il rifornimento energetico, algoritmi che regolano il filtraggio della luce basandosi sulla crescita delle piante.

Il progetto ha subito colto il favor dell’amministrazione di Pechino che ne sta vagliando la fattibilità e la possibile attuazione per i prossimi mesi. Al momento attuale la copertura ha un valore stimato di 400 dollari al metro quadro e la struttura pilota dovrebbe coprire una prima aerea di 500.000 metri quadrati.

Proposta salvifica quanto magra consolazione per gli abitanti di Pechino. Le Bubbles infatti consentirebbero ai cittadini di vedere giocare i figli al parco in condizioni per lo meno normali, ma certo non risolvono il piu’ esteso problema delle polveri sottili. La tragicità dei livelli di inquinamento nell’area richiede soluzioni amministrative di politica pubblica ben più impegnative di un progetto tampone quale quello di Orproject.

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Le misure alternative per la tutela dell’ambiente sono saldamente in agenda nei dibattiti del governo cinese, anche grazie al coinvolgimento di molte istituzioni internazionali.

Dopo aver raggiunto record inquietanti (3,8 miliardi di tonnellate di carbone consumato solo nel 2011, esattamente la stessa quantità bruciata in tutto il resto del mondo 11 anni prima; nonché primo paese importatore di questo combustibile nel 2012), la situazione sembra essersi ribaltata e l’emergenza smog, nonché i conti esorbitanti per i costi sanitari e ambientali (ben 7 punti di PIL nel 2007) fanno tremare la leadership Pechinese che corre ai ripari.

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E’ stato di recente approvato un piano quinquennale che prevede una riduzione dell’uso di carbone di 100 milioni di tonnellate entro il 2015 nelle zone più industrializzate a nord della capitale.

L’obiettivo è quello di puntare sulle rinnovabili, come eolico e fotovoltaico, ma per un paese che conta su questo combustibile per il 70% del suo fabbisogno energetico, non sarà facile e c’è anche chi prevede invece esiti deludenti, con aumenti fino a 5 miliardi di tonnellate annue di carbone entro il 2020 (secondo la China Coal Association).

Insomma è giunto il momento per la Cina di passare dalle parole ai fatti e dimostrare che una crescita sostenibile è possibile. Non ci resta che aspettare e vedere.

Alessia Placchi

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