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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

La mia storia ‘d’amore’ con la Cina – My love story with China

10 dicembre 2014

Come innamorarsi di un paese e di un popolo in 30 giorni – di Alessia Placchi

Premesso che da sempre amo viaggiare e scoprire posti nuovi, devo ammettere che prima del 2012 il mio interesse non era esattamente rivolto verso la Cina o l’Asia in generale.

Circa un paio di anni fa, camminando per i corridoi dell’università, quasi per caso la mia attenzione fu rapita da un annuncio ‘Summer law Institute in China’. Essendo alla ricerca di qualche valido motivo per spostarmi dall’Italia, questa mi sembrò l’occasione perfetta per coniugare studio, viaggio ed esperienza.

Dopo essere stata selezionata per l’edizione 2012, ho passato sei mesi di totale frenesia, alternando l’entusiasmo di partire e fare un’esperienza unica all’ansia di dover vivere un mese in un paese lontanissimo dove avrei dovuto confrontarmi con altri studenti preparatissimi e di nazionalità diversa. Ad incrementare il mio cocktail di sentimenti, ogni giorno arrivavano infinite mail di 2 o 3 allegati ciascuna, contenenti i materiali del corso, i quali ebbi la premura (o forse follia…) di leggere e riassumere diligentemente.

Non avevo idea di quello che avrei trovato a Beijing, né di chi avrei conosciuto e neppure cosa avrei imparato da questa esperienza, ma ero sicura che ne sarebbe uscito qualcosa d’interessante.

E di fatto fu così.  Dopo un primo impatto che potrebbe definirsi traumatico (causa la memorabile tempesta che ci accolse la prima sera…), iniziarono le lezioni e con queste i pranzi assieme, le pause sigaretta/caffè, i raduni in hotel a ripassare le lezioni, le nottate di duro team working per preparare l’esposizione del giorno dopo e così via.

La Pagoda che simboleggia il campus della prestigiosa Peking University

 

Studenti della Summer School presso la School of Government, Peking University

Studenti della Summer School presso la School of Government, Peking University

Nel giro di poco, tutto era diventato familiare, i compagni di corso erano diventati amici, il Yan Yuan Hotel la nostra casa, Beida il nostro nuovo campus, Sanlitun il nostro luogo di ‘perdizione’.

 

Sanlitun Village

Sanlitun Village

 

Jio Ba Jie o Bar street con i suoi locali, i suoi venditori ambulanti e il suo caos.

Jio Ba Jie o Bar street con i suoi locali, i suoi venditori ambulanti e il suo caos.

Nulla fu così intenso come quel mese alla Peking University, il programma di studio era sistematico, 8-18 e a volte anche 19, le lezioni diventavano sempre più interessanti, i professori sempre disponibili a chiarire i nostri dubbi e gli incontri post-lezioni sempre più coinvolgenti.

La Summer School ha completamente rivoluzionato il mio percorso formativo, dopo un mese di lezioni avevo capito che WTO e Intellectual Property Rights sarebbero diventati l’argomento della mia tesi e la Cina sarebbe diventata la mia nuova casa.

Sono arrivata in Italia con la convinzione, anzi certezza, che sarei tornata a Beijing a breve, sentivo infatti che un mese non era sufficiente per cogliere l’essenza di questo immenso paese  e della sua cultura.

E nel giro di pochi mesi mi sono ritrovata nuovamente a Beijing, al 16° piano del Zhongyu Plaza, seduta ad una scrivania della Camera di Commercio Italiana in Cina.

 

Veduta dagli uffici della Camera di Commercio Italiana delle due principali aree commerciali di Pechino, Sanlitun e Wangfujin.

Veduta dagli uffici della Camera di Commercio Italiana delle due principali aree commerciali di Pechino, Sanlitun e Guomao.

 

Veduta dagli uffici della Camera di Commercio Italiana delle due principali aree commerciali di Pechino, Sanlitun e Wangfujin.

Veduta dagli uffici della Camera di Commercio Italiana delle due principali aree commerciali di Pechino, Sanlitun e Guomao.

Se pensate che sei mesi siano un’infinità di tempo, vi posso assicurare che a Beijing non è così. Qui il tempo vola e ho dovuto imparare a gestire i mille stimoli che la città offre, dalla cena a base di jiaozi negli Hutong al cocktail su uno dei tanti roof top di Sanlitun, passando per un seminario con buffet in Ambasciata.

Sei mesi frenetici, di instancabile lavoro e instancabile divertimento. Senza orari ben definiti, ma sempre a scorrazzare col mio vespino elettrico, bianco panna, dall’ufficio a casa, da casa al jiaozzaro o chuarito per cena, da lì al ‘Modernista’ per un bicchiere di vino e così via…

Sebbene lo stage in Camera abbia solo in parte contribuito alla mia formazione giuridica, questa esperienza mi ha arricchito sotto moltissimi punti di vista, dandomi soprattutto l’occasione di maturare professionalmente e di trasmettere ad altri le conoscenze e abilità acquisite in questi mesi.

Il lavoro camerale è molto vario e per questo motivo anche altamente stimolante e impegnativo: ho imparato ad organizzare il lavoro di gruppo, a gestire richieste di ogni genere da ricerche di mercato a organizzazione di eventi, a stilare contratti, ad affrontare un meeting, a trattare con imprenditori e diplomatici. In tutto ciò fondamentale è stato il contributo dei colleghi, italiani e cinesi, e fondamentale anche avere la possibilità di studiare e parlare cinese, raggiungendo nel giro di pochi mesi un livello che non avrei creduto possibile.

In questi mesi ho ampliato la mia rete di contatti a livello professionale, ho viaggiato e scoperto alcune delle meraviglie di questo paese, ma soprattutto ho messo alla prova me stessa, confrontandomi ogni giorno con nuove sfide e lontano dalle comodità di casa, ho instaurato nuove amicizie con persone diversissime tra loro, per nazionalità, lavoro, carattere, ma tutte legate dall’essere state Beijingers per un po’ di tempo.

Cosa ne dite, ne è valsa la pena?!?!

Anche questa volta lascerò questa città con la consapevolezza che non sarà l’ultima volta, ma la prima di molte altre. E infatti…….

 

 

My love story with China

Even though my love for travelling and discovering new places, I should admit that before 2012 I was not really concerned with China or Asia in broad sense. Despite that, over two years ago, walking through the university halls, my attention was caught, almost by chance, by an adv: ‘Summer Law Institute in China’. Since I was looking for some good reason to move from Italy, this appeared to be the perfect way to combine study, experience and journey.

 

After selection, I spent six hectic months, moving from the enthusiasm of going abroad and having a unique experience, to the anxiety of living in a country far away from home dealing with other students with different language and background. Moreover, as a way to increase my cocktail of feelings, every day, we received many, many emails enclosing study files and notes, which I had the care (or perhaps the madness…) to read and summarize diligently.

 

I had no idea what I would found in Beijing, the people I would have known or even what kind of goals this experience would have helped me to succeed for, but I was sure that it would have been interesting.

And it has been indeed. After a traumatic beginning (due to an epic storm that welcomed us the first night in Beijing…) classes begun and lunch time with colleagues came consequently, followed by cigarette/coffee breaks, night meetings reviewing classes and get ready for the presentation of the day after and so on…

 

In a bit, everything had become familiar, classmates became friends, the YanYuan Hotel our new home, ‘Beida’ our new campus and Sanlitun our place of ‘perdition’.

 

Nothing was so strong and intense like that month at Peking University: the schedule was systematic, 8 am – 18 pm, sometimes also 19pm, classes became more and more interesting, teachers always available to clarify our doubts and lectures post-courses more and more involving.

 

The Summer School has completely shaken up my career: after a month I realized that WTO and Intellectual Property would be the object of my thesis and China my new home.

Back in Italy I had the feeling, to not say certainty, that I would see Beijing again. I was committed that just a month would not be enough to get into the essence of this huge country and its culture.

 

Indeed in few months I wind up in Beijing again, at the 16° floor of the Zhongyu plaza building seated in the offices of the China Italy Chamber of Commerce.

 

If you consider 6 month to be a pretty long time, I can guarantee that Beijing is not that case. Here time flies and I learned how to manage the hundreds incitements of the City, from a dinner of jiaozi in the Hutong to a cocktail in one of the many rooftop of Sanlitun, through a seminar with buffet at the Embassy.

 

Six frenetic months, of tireless work and tireless fun. Without well-defined times, but always running around with my electric ‘Vespa-style’ motorbike, from home to office, from office to the jiaozi or chuan place for dinner, from there to the ‘Modernista’ for a glass of wine, and so on …

 

While the internship at the Chamber has just partially contributed to my legal training, this experience feed me in many ways, especially giving me the opportunity to mature professionally and to convey to others the knowledge and skills acquired in these months.

 

The work in the Chamber is deeply various, and for this reason also highly stimulating and challenging: I learned how to organise the team work, how to manage any kind of requests from market researches to events planning, how to draft contracts, how to attend a meeting, how to deal with businessmen and diplomats. And in all that, essential has been the contribution of my colleagues, Italian and Chinese, as well as the opportunity to study and speak Chinese, reaching a level I have never believed to get to.

 

In six months I had the possibility to expand my professional network, I travelled and discovered some of the wonders of this country, but most of all I challenged myself every day far away from home comforts; I met great people various for nationality, experience and character but all of them with a thing in common: being a Beijingers for a bit.

 

What do you think, worthwhile or not??

 

Once again I will leave this city in the belief that it will not be the last time, but the first of many others. Indeed…..

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