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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

IL RAPPORTO TRA CLIENTE E AGENZIA: TANTI FILM SENZA FINALE

3 luglio 2014

MARCO TESTA PER LA PRIMA VOLTA ALL’ASSEMBLEA UPA

Marco Testa, presidente Assocom, parla poco per essere un guru della comunicazione o forse, proprio perché è un guru della comunicazione, preferisce mostrare.  Per la prima volta sul palco dell’assemblea UPA ha scelto spezzoni di vecchi  film e un titolo spinoso: “Il rapporto tra agenzia e cliente”.

E si fa  presto a capire che è un tema che non vale solo per l’ADV.   «Ai tempi di mio padre il rapporto era così –  Spiega mentre Marylin sullo schermo canta “Happy Birthday mister president”  –  oggi è così – e vediamo spezzoni di “Vita di Pi” con il piccolo naufrago che condivide la sua barca con una tigre –   Non chiedetemi chi fa la parte della tigre». Di Alberto Angelino

vita di Pi

Forse non siamo alla convivenza forzata, ma certo tutto è più difficile: per assurdo solo 10 anni fa la comunicazione delle grandi aziende era più incline a rischiare di quella di oggi. Si progettavano campagne che linguisticamente o visivamente stravolgevano le regole. Oggi con una tecnologia che ci permette ogni tipo di approccio con il consumatore ci si blocca di fronte alla paura di essere seppelliti dal consumatore stesso, perché anche lui adesso ha ogni possibilità di approccio all’azienda. Ci sono CEO che passano notti insonni per un commento su Facebook.

Testa ci insegna che la comunicazione è sempre un rischio: del resto se sei sul mercato sei giudicato. Ma il problema è che la paura crea indecisione e l’indecisione crea pressione.  Ogni agenzia ha l’impressione di essere pagata pochissimo per la mole di lavoro mentre il cliente si sente come Totò quando ribadisce “Io Pago”, ma forse è perché nessuno ha esattamente in mente qual è il prodotto per cui paga.

Un sintomo di questa incertezza: “Si fanno sempre più gare, dimenticandoci che sono un costo per l’agenzia e per chi le indice”, parole d’oro anche per le PR. Passiamo circa un terzo del nostro tempo  a fare progetti  e l’azienda passa comunque tempo a dare brief, valutarli e chiedere revisioni del budget al ribasso per quelli che piacciono di più.  E a volte è un lavoro che non serve a nulla: in Italia su una media di 10 gare annue, almeno 3 finiscono, prive di esito, conseguenze, risposte.  Un bel thriller…

Anche quando il rapporto è consolidato il problema è come gestirlo di fronte alle nuove esigenze della comunicazione, spezzare il budget per gli investimenti però non vuol dire moltiplicare gli account, ma moltiplicare il lavoro. Ecco perché molte aziende sono tentate di ricorrere al fai da te con risultati che possono sembrare  scintillanti per il management interno, ma poco gratificanti alla lunga (sullo schermo parte la famosa scena del ristorante di “Harry ti presento Sally…”)

Non è che ci sia una soluzione, stiamo vivendo una trasformazione epocale ed è un po’ come la deriva dei continenti, si creano nuove montagne e mari e questi territori vanno esplorati anche al costo di cadere in un vulcano.  Ma una regola di Testa andrebbe sempre tenuta come bussola per la rotta:

«Ricordare al cliente che siamo partner non fornitori.  Non siamo al suo fianco per fare quello che vuole, siamo lì per fare quello che è meglio per lui». Parole d’oro, se fossero un film ne dovremmo comprare parecchi DVD.

 

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