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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

Dentro la “nicchia”

13 Dicembre 2012

innovazione-tradizione

Che fine ha fatto la “nicchia”? Dieci anni fa dentro questa parola, riesumata da qualche racconto di Poe, riponevamo qualsiasi prodotto che fosse di (presunta) qualità.  Diventavano “di nicchia” anche le girelle dimenticate sugli scaffali alti del supermercato. Poi il declino: le nicchie divennero come le spalline degli anni ’80. Rimase un ultimo presidio di Slow Food e infine anche le acciughe di Monterosso dovettero  trovarsi un altro aggettivo.

Ora la stessa apoteosi la stiamo vivendo per “innovazione”, che da sola vive ancora in modo sobrio, ma quando incontra “tradizione” si riproduce al ritmo delle zanzare in risaia. Il binomio piace al marketing perché da un lato rassicura il consumatore fedele alla marca, dall’altro gli promette qualcosa in più. Il problema è che si presta a descrivere ogni  oggetto, dalla motozappa al quasar. Pure io dopo il mio acquisto annuale di un paio di scarpe nuove mi sono sentito dire che ormai ero un mix di tradizione e innovazione. Lo sapevo che non dovevo tradire le Clarks.

A cercare innovazione+tradizione, Google mi sputa fuori oltre 4.700.000 voci, in buona parte comunicati stampa (una decina miei, sigh!). E che dire del claim “Oltre l’innovazione?” Che mi significa?  Come dire “oltre l’infinito”: bello, poetico…un tantino irrazionale.

Pazienza, passerà: prima o poi anche l’innovazione diventerà di nicchia.

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