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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

Il Passaparola e’ nato prima del buzz

20 maggio 2013

 

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Per me era la prima volta: conoscevo la Race for The Cure di nome, conoscevo meno la Susan Komen che la promuove. Ma per la prima volta dovevo occuparmene, “entrarci dentro”, come si dice, e inventare un meccanismo in grado di valorizzare il ruolo di uno sponsor, senza scadere nelle cosiddette ” marchette”. Non le amiamo e non le facciamo. Così, ho studiato: ho cercato su Internet (ma come si faceva “prima”?), ho consultato riviste e rassegne stampa, ho chiesto ad amici, ho pensato e ripensato. Ma decisivo e’ stato l’incontro con Riccardo Masetti, il professor Masetti, luminare nel campo dei tumori del seno, primario al Policlinico Gemelli, un uomo mite, rassicurante e…d’acciaio. Non è bello per un medico essere definito “contagioso”, ma il suo entusiasmo e la sua forza lo sono.  Si, perché solo una grandissima forza di carattere e la certezza di stare facendo la cosa giusta può spiegare l’oceanica adesione al suo appello che torna tutti gli anni a riempire il centro di Roma di decine di migliaia di persone per una corsa amatoriale destinata a raccogliere fondi, forte della testimonianza amichevole e partecipata di personaggi noti e istituzioni, di luminari e associazioni.

 

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Così lo scorso week end mi sono trovata da milanese ad assistere a una vera e propria concentrazione di affetto e solidarietà che mi sono sembrati la cifra di una citta’ come Roma e che, come una nuvola, si è adagiata sull’area del Circo Massimo affollata di giovani e meno giovani, in tuta e scarpe da jogging, spesso con i loro cani muniti di pettorali da gara, tra palloncini e gazebo allegramente mescolati tra loro. Si poteva passare da un salutare controllo della pressione a una seduta di Zumba o di rilassante Tai Chi, da un corso di cucina a uno di knitting. Ed ecco, proprio il vecchio, caro lavoro a maglia della nonna ha riservato le maggiori sorprese: nel mondo interconnesso e digitale, lavorare a maglia piace. A tutti, sorprendentemente, uomini e donne. E così ecco l’idea: facciamo lavorare a maglia tanti personaggi, insospettabili. Ancora meglio, uomini, quanti più possibile. Costruiamo, componendo tanti puzzle tricottati, un “quadro a maglia”, firmato da altrettanti Vip, tutti quelli coinvolti e facciamone una piccola opera d’arte morbida e materica, da mettere all’asta per una buona causa.

Ed è partito il Passaparola, il caro vecchio Passaparola che ha trovato ora cittadinanza in rete e si chiama più modernamente Buzz. Ma questa volta si è trattato proprio di un Passaparola vero, da persona a persona, contagioso e illuminante che da Mariagrazia Cucinotta a Rosanna Banfi, madrine Susan Komen, ha coinvolto a cascata nomi come Marisela Federici, Luca Zingaretti, Francesca Lo Schiavo, Filippo La Mantia, Ambra Angiolini, Luisa Ranieri, Luca Barbareschi e molti altri. Dovevano fermarsi a 50 ma abbiamo “chiuso” d’ufficio a 59 bellissime adesioni. Tutte “in rosa”, lana o cotone in tutte le sfumature di questo bellissimo colore, simbolo della Race e delle sue più dolci testimonial: le Donne in Rosa. Donne che, grazie alla prevenzione e alla solidarietà della grande famiglia della Race for The Cure, hanno vinto la sfida più difficile della loro vita. E così ieri a Roma il “quadro” è stato consegnato: da Perlana (e chi, se no?) a Riccardo Masetti per Susan Komen e verrà messo all’asta tra breve. L’opera d’arte, come è d’uso, ha anche un titolo: Passaparola –  50 sfumature di rosa (anzi 59).

 

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E noi di Lead siamo orgogliosi di aver ideato e realizzato questo progetto per Perlana e per Susan Komen di cui il brand per la cura dei nostri capi più amati è diventato sponsor da quest’anno. Ne hanno parlato, in rigoroso ordine alfabetico: Corriere della Sera, Gente, Gioia, Grazia.it, Io Donna.it, Messaggero, Mattino, Tempo, Tu Style,…, Barbara Palombelli nel suo programma su Radio Due 28 Minuti, oltre a moltissimi blog, mentre in rete si raccoglievano messaggi delle donne sotto l’hashtag #passaparola e #gomitolorosa.

Alla prossima Race for the Cure, in rosa naturalmente.

Una milanese a Roma

Ecco dove va la Dolce Vita

9 maggio 2013

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Il rapporto presentato il 6 maggio in Assolombarda dal Centro Studi Confindustria e Prometeia su “Esportare la Dolce Vita” prevede interessanti prospettive di crescita per quel sottoinsieme del Made in Italy che viene definito come il bello e ben fatto, BBF, di cui l’Italia è grande produttrice nei settori dell’alimentare, dell’arredo, dell’abbigliamento e tessile-casa, delle calzature, dell’occhialeria, dell’oreficeria-gioielleria. Crescita da attribuirsi soprattutto all’incremento dell’export verso i 30 Paesi emergenti analizzati dal rapporto.

A trainare la crescita  all’estero di BBF – beni di fascia medio-alta che rappresentano eccellenze italiane in cui confluiscono accuratezza artigianale delle lavorazioni, attenta cura dei materiali e alto grado di innovazione tecnologica – una serie di fattori sia culturali che di politica economica: innanzi tutto la loro capacita’ di evocare l’italian way of life. E’ proprio la reputazione di cui gode all’estero lo stile di vita italiano fatto di moda, cultura, cibo, arte, natura, a rendere questi prodotti fortemente aspirazionali, desiderabili. E oggi sempre più persone nei Paesi emergenti cominciano a poterseli permettere grazie a nuove politiche economiche attuate dai governi per favorire una maggiore dinamica dei mercati interni. Tra il 2012 e il 2018 emergeranno 194 milioni di nuovi benestanti, di cui l’84% nei Paesi emergenti, quasi 68 milioni localizzati nella sola Cina, con una crescita parallela di domanda potenziale di BBF.

Il rapporto si concentra proprio sulla Cina. “Dal posizionamento marginale che l’Italia aveva nei primi anni 2000, ha via via guadagnato posizioni in Cina e nel 2011 (ultimo anno disponibile) aveva sul grande mercato asiatico una quota del 10,5% sulle sue importazioni di BBF… se proseguisse anche nell’orizzonte di previsione 2012-2018 il trend messo in luce negli ultimi 4 anni (un punto di quota aggiuntivo ogni anno), la sola Cina sarebbe in grado di alzare la stima delle vendite italiane di BBF nei nuovi mercati al 2018 di oltre 900 milioni di euro, il 6% in più di quanto prospettato…” (Esportare la Dolce Vita, CAP.1, pag. 17).

In particolare, l’alimentare che oggi rappresenta il 32% dell’export di BBF italiano, guarda giustamente alla Cina come a uno dei principali mercati di sbocco: già oggi infatti il gigante asiatico ha spodestato la Russia come principale importatore di BBF alimentare tra i paesi emergenti.

La Cina arriverà nel 2018 ad assorbire 6,7 miliardi di importazioni di alimentare BBF a livello mondiale.

Secondo il rapporto, nel 2018 le esportazioni italiane di BBF alimentare nei nuovi mercati arriveranno a 2,3 miliardi di euro, oltre 500 milioni di incremento in sei anni di cui un quinto circa attribuibile alla sola Cinai (vedi slide grafico 1.8 fonte Rapporto pag 20).

Come favorire la diffusione dei nostri prodotti del BBF in Cina? 5 capacità cruciali: conoscere il profilo dei consumatori, selezionare l’area geografica di riferimento, conoscere le barriere commerciali all’ingresso, analizzare il sistema distributivo e scegliere la modalità più adatta a presidiarlo.

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Su tutte, però, fondamentale è la leva culturale: la comunicazione dell’italian life style attraverso il cinema, l’audiovisivo, l’editoria e il turismo. Mai come ora l’affermazione che con la cultura non si mangia viene smentita dai fatti: il prodotto culturale oltre ad essere esso stesso un bene esportabile, si presta a fungere da incentivo per aprire il mercato ai beni del settore manifatturiero italiano, anche nelle fasi preparatorie e di promozione antecedenti il lancio effettivo.

Lead crede fortemente, e non potrebbe non essere così, nel valore economico della comunicazione: la reputazione di un brand, e anche di un “brand paese”, è value for money reale. E la rete offre oggi uno strumento straordinario di creazione e diffusione di valore, soprattutto di fronte a un Paese immenso e disomogeneo come la Cina.

Incontrare quindi un influencer cinese del web può rappresentare una straordinaria opportunità di avvicinamento ai canali su cui viaggiano e si diffondono i flussi informativi nel Paese del Dragone.

Non a caso, oggi 9 maggio, a Milano è presente Lawrence Lo, uno dei più influenti food blogger cinesi (blog.sina.com.cn/lhyconsulting, lhyconsulting.blog.163.com), a cui si deve buona parte dell’informazione sull’agroalimentare italiano di qualità nel suo Paese. Lawrence Lo è ospite di Fabbri 1905, una delle aziende storiche del food italiano, fra le prime ad aver affrontato il mercato cinese.

Per l’occasione Lead ha organizzato un aperitivo con Lawrence Lo e alcune food blogger milanesi al Just Cavalli di Milano: un appuntamento friendly e piacevole ma di estrema concretezza e utilità per un confronto sul food blogging in Italia e in Cina.

Anita Lissona

Appunti dal Festival del Giornalismo

2 maggio 2013

Pass GiornalismoSi amici, al Festival del Giornalismo c’ero pure io, giornalista si ma di professione PR (aborro questa definizione la uso provvisoriamente, poi capirete perche’). La curiosità per questa manifestazione era andata aumentando di mese in mese, da quando un amico giornalista me ne aveva parlato dopo l’edizione 2012 e così eccomi ai primi di aprile marchingegnarmi per combinare:

1) giorni liberi dal lavoro

2) visita promessa da illo tempore ad amici 3) tempo da dedicare alla mia famiglia

4) last but not least, Festival del Giornalismo.

ed eccomi così organizzare “piccola vacanza di famiglia (cane compreso) a Perugia per Ponte 25 aprile da trascorre a casa degli amici perugini”.

Prima impressione di fronte al corposo programma: non ce la potrò mai fare. Si, non dico a seguire TUTTO ma nemmeno un quinto di quanto mi interessa.

Mi armo di tutte le mie doti di scrematura e selezione e…via.

Via proprio via, su e giù, peregrinando tra un panel e l’altro, per Corso Vannucci che sembra in prospettiva un fiume in piena di…giornalisti! Magari ci sarà anche qualche turista o chissà qualche autoctono, ma gli innumerevoli svolazzanti pass del Festival confermano che la folla migrante perennemente nei due sensi di marcia e’ composta per lo più di accreditati al Festival.   [ continua a leggere ]