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BLOG

Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

Linkontro 2018: noi c’eravamo

14 giugno 2018

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A Linkontro, l’annuale appuntamento Nielsen appena concluso che ha visto la presenza di oltre 500 top manager italiani, abbiamo dato rilievo alla presenza sul palco del Cavalier Patrizio Podini, Presidente di MD e ai piani di sviluppo del suo Gruppo.

L’attività di Lead:

  • gestione del rapporto con Nielsen per realizzare l’intervento sul palco con proposta temi e interazione con altri speaker;
  • creazione di una cartella stampa dedicata all’incontro e divulgazione del materiale prima, durante e post l’evento;
  • gestione interviste in loco con le testate presenti.

I risultati sono:

  • articolo su Il Sole 24 Ore che mette in rilievo la dinamicità del gruppo:

PUNTI VENDITA HI-TECH PER RILANCIARE LA SPESA

 

  • 2 articoli su Italia Oggi di cui uno dedicato espressamente a MD con intervista:

MD, IL FRESCO ANCHE CONTRO L’E-COMMERCE

I CONSUMI CAMBIANO LE AZIENDE

 

  • articolo dedicato su Avvenire dedicato a MD con intervista:

QUANDO SI TIRA LA CINGHIA TORNANO A CORRERE I DISCOUNT

 

  • Intervista sulla Web TV di Retail Watch:

VIVA LA CRISI C’E’ SPAZIO   https://www.retailwatch.it/Retail/Scenari/Maggio-2018/Viva-la-crisi,-c%E2%80%99e-spazio!-La-storia-di-MD-raccont.aspx

 

  • Intervista nello speciale web tv di Class CNBC.

 

  • Interviste su Food, GDO Week, Distribuzione Moderna, Daily Media, Pubblicità Italia e altri media.

 

Cibus2018: un lavoro ben fatto

14 giugno 2018

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Ecco come abbiamo valorizzato la presenza di un nostro Cliente a Cibussu 3.100 aziende presenti di cui oltre 2.000 “comunicanti” - ottenendo:

 

6 passaggi televisivi su reti nazionali, TG e programmi di intrattenimento.

edizione 19:30                       http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8b9de760-7cdb-41b2-b490-34a477fa629e.html#p=  14’.20”

  • Rai 3 – TgR Emilia Romagna,

edizione 14:00                      http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7f08384b-51ca-4ebb-b905-2325bc334d52.html#p=   9’.45”

 

2 interviste sulle web TV delle principali testate trade dedicate al retail

 

3 Interviste radio

RADIO 24 – Essere e Avere,  RADIO 24 – Voci d’Impresa, RADIO BRUNO – Notiziario

 

12 articoli su periodici e quotidiani nazionali tra cui

Gente,  Il Giornale, Il Sole 24 Ore, Italia Oggi, QN

 

93 citazioni su pagine on line di quotidiani e siti web dedicati a trade, alimentazione, costume

 

Il tutto nei 4 giorni di fiera a cui si aggiungeranno altri risultati.

Temporary Store

26 ottobre 2017

Temporary 4Temporary Store nei centri commerciali?  Sembra proprio che questa formula possa diventare una risorsa importante in anni in cui centri commerciali stanno cambiando velocemente: sempre più agorà,  piazze capaci di aggregare, legate al territorio e dove lo shopping è solo una delle tante attrattive per i visitatori. In ogni caso, un pubblico immenso.  Ogni giorno entrano in uno degli oltre 1000 centri commerciali italiani dai 4 ai 6 milioni di visitatori (chiamarli consumatori o clienti ormai è anacronistico).

In luoghi come questi i Temporary Store possono inserirsi in modo costruttivo, purchè capaci di comunicare anche le esperienze e le emozioni legate ai brand che propongono.

Noi di Lead di Temporary Store così intesi ce ne intendiamo un po’. La nostra Agenzia è membro di Assotemporary dal 2008 e produciamo “temporary” all’interno di progetti di comunicazione dal 2009.  Proprio per questo è stata invitata a partecipare a PALLA AL CENTRO…COMMERCIALE a proposito di Temporary Shop  e Spazi Temporanei nei mall”,

Moderati da ANDREA AIELLO (Direttore Retail&food) si sono trovati alla Camera di Commercio di Milano, ANITA LISSONA (CEO di Lead Communication) e i massimi esperti di Temporary Shop e Centri Commerciali: MASSIMO MORETTI (Presidente CNCC – Consiglio Nazionale Centri Commerciali.), MASSIMO COSTA (Segretario Generale Assotemporary), ALDO FALERI (Docente Politecnico di Milano), CORRADO FURLAN (US UP), LUCA PELLEGRINI (Docente MKTG IULM Milano), EDOARDO FAVRO (Amministratore Delegato Gallerie Commerciali Italia – Auchan Holding), MAURIZIO GOVERNA (Presidente Moda&Sport Lombardia), VALERIA BORTONE (Cool Hunter Italy).

Abbiamo voluto pubblicare qui un estratto della relazione di Anita Lissona: un utile ripasso della storia della nascita dei temporary a Milano (oggi più che mai la capitale del fenomeno) e un’indicazione di quello che questo tipo di esercizio può fare per un moderno Centro Commeciale

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Vi potreste chiedere “Cosa ci fa un’agenzia di comunicazione in Assotemporary?”

 

Lead è infatti un’Agenzia che da 25 anni si occupa di costruire visibilità e reputazione per aziende e brand principalmente attraverso rapporti con i media, dai tradizionali ai digitali, senza soluzione di continuità, ma anzi cogliendo l’esplosione di opportunità che i cosiddetti new media oggi offrono alla veicolazione di contenuti.

Contenuti è l’altra parola chiave del nostro lavoro, contenuti che nascono dalla formazione umanistica, dall’esperienza giornalistica, dalla vicinanza con le esigenze delle aziende e dei brand.

Per un’agenzia di comunicazione come la nostra il Temporary Store fin dal suo esordio in Italia era in grado di riassumere questi due elementi, diventando un formidabile strumento di comunicazione oltre che di vendita: un media a tutti gli effetti e una fucina di contenuti spendibili a piene mani.

Assotemporary nasce nel maggio 2008. Quasi contemporaneamente realizzavamo il nostro primo temporary in Corso Garibaldi in quella magnifica palestra di Temporary Shop che era il Sidecar.  Quel Temporary era dedicato a un famoso ammorbidente e il nostro compito era far vivere al pubblico non solo le essenze e le sensazioni di quel prodotto, ma farlo rientrare nei paradigmi esperienziali delle persone che avrebbero visitato il temporary, a partire da ubicazione, design, allestimenti, messaggi, ospiti, eventi, testimonianze che, indirettamente, ma con la forza dell’emozione, sottolineassero il mood di quel brand. Così, una referenza mass maket destinata alla GDO “messa in scena” all’interno del suo mondo di valori, poteva trasmettere concretamente emozioni, ricordo, engagement.

A quell’esperienza pioneristica ne sono seguite molte altre per tanti altri brand. E’ importante notare come quei temporary, costruiti da una agenzia di comunicazione come la nostra, non si connotavano solo come luoghi di vendita, ma come spazi di una rappresentazione dove si ritrovavano user, addict o semplici curiosi della marca, creando un senso di comunità.

Reale e non virtuale.

Una rappresentazione costruita anche per media e stakeholder, e che, anzi, deve il suo successo proprio al fatto che “tutta la città ne parla”.

Uno dei problemi che abbiamo dovuto affrontare per costruire questi successi è stato quello di massimizzare l’investimento della marca in un flusso di visitatori costante, da qui l’esigenza di location che fossero anche luoghi di passaggio per fornire un “incoming naturale” che potesse intercettare anche il pubblico più frettoloso e impegnato delle grandi città.   La grande maggioranza dei temporary store si concentra giustamente nei centri cittadini, Milano docet, a conferma del loro ruolo in grado di attrarre un pubblico metropolitano attento e informato e di testimoniare con la loro stessa ubicazione il posizionamento di un brand.

Oggi siamo qui però a parlare di centri commerciali e forse proprio il modello offerto da questi spazi sta diventando sempre più vicino al luogo ideale dove inserire nuovi Temporary, garantendo contemporaneamente un numero consistente di contatti.

Perché i nuovi centri commerciali si stanno evolvendo, sono sempre più le nuove agorà, le piazze da frequentare per passare tempo piacevolmente e incontrare gente, mossa sicuramente dalla motivazione dello shopping, ma non solo, dove si va per scegliere tra tante proposte gastronomiche, divertirsi, persino fare check up medici, visite dentistiche o usufruire di un trattamento di bellezza.  C’è un senso di comunità attorno a un centro commerciale ben ubicato e ben gestito che ormai è difficile trovare in molti centri urbani.   Un senso di comunità destinato ad accentuarsi con gli ultimi progetti: centri commerciali sempre meno “non – luoghi”, ma che cominciano a dotarsi di una precisa identità territoriale, spesso occupando spazi industriali dismessi, significativi per la storia del tessuto urbano in cui sono inseriti o offrendo servizi di ristorazione che strizzano l’occhio ai prodotti locali.

Insomma i Centri Commerciali stanno diventando “nuove cittadine” dove i temporary space possono rispondere a nuove esigenze di targetizzazione specifica e avere un ruolo decisivo per l’evoluzione dei CC verso questa nuova fisionomia.

Questo, se i temporary sapranno farsi percepire non solo come un ulteriore luogo di shopping, ma come un valore aggiunto all’offerta esperienziale dei Centri che li ospitano.

Faccio un esempio: un Temporary Shop proposto a un importante brand di infusi e tè molto English Style farebbe fatica a raccontarsi in un Centro Commerciale come oggi ancora è percepito, proprio perché l’esperienza richiesta dalla marca presuppone un upgrade di cultura, di sensibilizzazione, di tempo dedicato a costruire un’abitudine di consumo che non somiglia a quella ambita dai frequentatori dei CC oggi.

Sarebbe diverso invece se in un moderno centro commerciale questa marca costruisse uno spazio deve potesse raccontarsi ai visitatori attraverso eventi e forme di intrattenimento che la collocassero anche al di fuori degli ambiti più commerciali. Rispondendo così in qualche modo ai bisogni di quella comunità che abbiamo identificato.

Io credo che i tempi per questo tipo di proposte siano maturi.  Ci sono poi altri vantaggi non trascurabili

Mi ha colpito in un articolo del Sole 24 ore dell’agosto 2017 dedicato proprio all’evoluzione del Centro commerciale, l’affermazione che esiste una regola non scritta in ogni tipo di struttura che abbia una galleria: “Nessun negozio deve rimanere chiuso” perché ovviamente anche un singolo negozio con la serranda abbassata dà un’impressione di tristezza, di dismissione e non invoglia la scelta del consumatore.  Sicuramente un Temporary per la sua stessa connotazione è la formula più pratica per occupare uno spazio vuoto, offrendo anche la possibilità di “cambiare volto” periodicamente alle gallerie solitamente presidiate dai “soliti brand”. Qui entrano poi in gioco fattori normativi e contrattuali complessi che sta agli operatori affrontare.

Il Centro commerciale ha già in atto questa trasformazione, come gli ultimi nati dimostrano, ma ora deve compiere il passo decisivo: comunicare la sua nuova vocazione di agorà esperienziale, oltre che di servizio e commerciale. Comunicarla in modo netto, parlando sempre di più il linguaggio del territorio e delle comunità in cui si inserisce.

Questo aiuterà a vincere un’altra sfida, quella con i grandi E-Mall, le grandi catene di e-commerce che attraverso tecnologia e big data, non sottraggono solo clienti, ma ne “rubano l’anima”.

In questa sfida, il fiorire di Temporary store come li abbiamo concepiti possono dare una grande mano ai mall fisici  offrendo al consumatore non solo concretezza, ma dimostrando l’affetto che il brand ha per lui.

Insomma il Temporary giusto può trasformarsi in un formidabile driver per tutto il “nuovo” centro commerciale.

 

 

 

 

L’impresa di fare i giornalisti

26 settembre 2017

Corriere ImpreseIl Corriere di Bologna ieri era in sciopero. La protesta della redazione è legata a quella del fondatore del “Corriere Imprese”, Andrea Rinaldi, prossimo a lasciare, se non daranno una struttura stabile a questo supplemento che da due anni esce tutti i lunedì insieme al Corriere.

Non entriamo nel merito delle scelte che hanno portato alla vertenza, ma vogliamo attirare l’attenzione sul fatto che, per noi, “Corriere Imprese” è appunto “un’impresa straordinaria” per la sua capacità nel portare alla ribalta storie e notizie, attinte di prima mano da una zona privilegiata del Nord Italia, per la sue concentrazione di aziende d’eccellenza, dalla meccanica all’agroalimentare.  Tutto questo con un pool di professionisti che sanno fare bene il loro mestiere, ma che come tanti colleghi lavorano con un contratto precario.

Fare il giornalista è difficile, specie oggi che è più facile ottenere un click con un video spiritoso che con una inchiesta, ma qualcuno deve rimanere a farlo. Speriamo che qualcuno ci ripensi.

(nell’immagine il primo numero di Corriere Imprese del 2015).

 

Quando la moda fa bene al territorio

20 settembre 2017

Sartoria Angela - Rovello Porro 17 sett

Settembre, tempo di sagre buone, paesane, dedicate ai prodotti che celebrano i luoghi e le genti che li abitano ricordandone storie e tradizioni. Così la Fera de Pomm De Tèra di Rovello Porro, cittadina di 6.200 anime sulla rotta Milano-Como, che celebra l’antico mestiere dei venditori ambulanti delle patate novelle che in zona si producevano.

La sagra oggi ha oggi nuove funzioni: occasione di ritrovo per la comunità, che ne approfitta per coccolare soprattutto gli anziani ospiti della casa di riposo locale, edi raccolta fondi a favore della Protezione Civile di Rovello Porro che opera dal 2009. Capitanata dall’instancabile Luigia Alberio, ha svolto tantissimi interventi in situazioni critiche, contando solo sul contributo umano ed economico di un pugno di volontari che per un giorno durante la Sagra si trasformano in cuochi, camerieri, addetti alle pulizie e all’accoglienza di un pubblico che arriva anche dai vicini comuni. Semplici, ma gustosissime le proposte gastronomiche, immancabili le bancarelle di bijoux e oggettistica, come i gonfiabili per i bambini, ma accanto all’esposizione di macchine agricole d’epoca e alla vendita di libri sulla storia del paese. Ma il clou è rappresentato dalla sfilata di una Rovellese celebre: Angela Formaggia, titolare di una sartoria d’alta moda a Milano dove l’artigianalità è la cifra del successo.

Abiti da sogno sfilano così indossati da splendide mannequin per la gioia di un pubblico entusiasta che in quegli abiti vede la conferma che salvare le buone tradizioni è possibile. Angela quest’anno ha offerto uno splendido abito da sposa a una giovane di Rovello purché si sposi entro il 2018 e non disponga di molti mezzi. Tra il pubblico si sono alzate molte mani di signore… mature disposte a nuovi matrimoni pur di indossare un abito così!  (Leadcom)