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Un diario nato per raccontare "senza filtri" l'agenzia attraverso la voce dei suoi attori. Un intreccio di storie e di esperienze per scoprire anche il backstage – easy & smart – del nostro lavoro.

 
 

BEST BRANDS 2018 – QUEST’ANNO TOCCA AI GOLDEN AGERS (e ad Andrea Bocelli)

12 ottobre 2018

Grazie a Best Brands dal 2015 conosciamo quali sono le marche più amate dagli italiani. L’indagine, promossa con metodologia unica da GfK e Serviceplan, consente ormai di valutare l’evoluzione dei brand in Italia, tanto che la ricerca può essere ormai considerata un benchmark economico di primaria importanza.

E non solo per l’Italia. Sono sempre di più i paesi che hanno “adottato” questa innovativa classifica, nata in Germania 15 anni fa, e che si è estesa anche a Francia, Belgio, Cina e Russia. Proprio il confronto tra i dati raccolti nelle diverse edizioni internazionali ha reso Best Brands uno strumento fondamentale per misurare la penetrazione delle marche a livello globale, dati attualmente oggetto di analisi comparativa di prossima divulgazione.

La peculiarità di Best Brands è l’utilizzo di un algoritmo esclusivo di proprietà di GfK, l’unico che classifica i brand unendo i dati delle performances economiche all’appeal del marchio nella percezione delle persone (share of soul), ricavato da interviste dirette. In Italia vengono coinvolti ben 4.500 consumatori.

Per conoscere le classifiche del 2018 dovremo attendere il 14 novembre, quando saranno svelate negli studi Rai di via Mecenate durante l’ormai tradizionale serata di gala che nella scorsa edizione ha radunato più di 400 imprenditori Italiani.

Di edizione in edizione la ricerca si evolve e anche quest’anno non mancano le novità. In Italia, accanto alle tre categorie principali Best Corporate Brand, Best Product Brand, Best Growth Brand ogni anno viene presentata una ricerca inedita su qualche aspetto peculiare della nostra società. Se nel 2017 abbiamo conosciuto i Best Millennials Brand, nel 2018 per la prima volta si scopriranno le marche preferite dai Golden Agers. Un’indagine certamente non banale nel nostro paese, dove il 28,3% della popolazione è sopra i 60 anni e rappresenta la fascia di maggior reddito.

Nuovi “senior” curiosi di fronte alle novità, soprattutto in campo tecnologico, connessi alla rete per organizzare meglio le loro esperienze quotidiane, con una vita sociale e culturale attiva. Insomma top spender che non sembrano essere particolarmente legati a brand “storici”.

Questa edizione con l’Innovation Award ha deciso di premiare Andrea Bocelli, per i traguardi raggiunti con la Fondazione Andrea Bocelli, per aver infatti dimostrato in modo innovativo un sostegno alle fasce più deboli ed emarginate della popolazione con sfide quali Break the Barriers e per il supporto rivolto alle persone in difficoltà a causa di disabilità visive con attività quali Fifth Sense, il progetto sviluppato all’interno del laboratorio di intelligenza artificiale del MIT di Boston che permette ai non vedenti di muoversi liberamente nello spazio.

Il rilievo di Best Brands per il mondo delle marche è confermato anche dal significativo patrocinio di UPA e dai partner prestigiosi che affiancano Serviceplan e GfK (che idearono già la prima edizione tedesca nel 2004): Rai Pubblicità, Il Sole 24 Ore, IGP Decaux e ADC Group.

Lorenzo Sassoli de Bianchi, Presidente di UPA, evidenzia il punto di vista delle società italiane big spenders in campo pubblicitario impegnate a difendere le loro marche:

“Best Brands e il suo metodo mettono al centro i valori della marca e dei consumatori. Per questo UPA ne conferma anche per la quarta edizione il patrocinio. La classifica speciale di quest’anno analizzerà i Golden Agers ed è in linea con le tendenze più avvedute nell’ambito del marketing e della comunicazione. Facciamo i conti infatti con una società capovolta in cui i target più giovani sono sottodimensionati rispetto a quelli in età avanzata e tuttavia questi ultimi rivelano profili comportamentali tutt’altro che scontati ed estremamente interessanti per il posizionamento delle marche. La comunicazione pubblicitaria come via privilegiata per la costruzione della marca e delle sue dinamiche di crescita è da sempre il fulcro dell’attenzione dei nostri associati e dell’azione associativa dell’UPA, pertanto valuteremo con interesse i risultati della ricerca”.

Giovanni Ghelardi, AD di Serviceplan Group Italia, va nel dettaglio di questo aspetto: “L’apprezzamento del mercato e dei partner conferma che Best Brands è ormai diventata un punto di riferimento per la comunicazione di marca in Italia e nel mondo, grazie alla capacità effettiva di capire se la marca è stata in grado di stabilire con chi la sceglie un rapporto non solo economico, ma anche affettivo. Non possiamo che esserne profondamente soddisfatti”.

FUSI DAI REFUSI – Liberato: uno di noi

22 giugno 2018

Sapete chi è Liberato vero? Beh, Per chi fosse appena tornato da Marte è il rapper napoletano che sta spopolando in rete anche – o soprattutto – grazie all’identità segreta.  E’ il vecchio teorema di Moretti:  “mi si nota di più se non ci vado…?” dal romanziere misterioso come Thomas Pynchon, al concorrente mascherato di Sarabanda c’è sempre stato chi tentato l’azzardo.  Il rischio è che se il giorno la fama passa la gente non ti riconoscerà per strade nemmeno come “ex” famoso.

Nell’era di Facebook però la scelta diventa ancora più estrema, quasi zen. Mentre milioni di persone sgomitano per mostrare la loro faccia qualcuno fa di tutto per nasconderla.  E’ questo genera aspettative, che generano a loro volta milioni di meme. I creativi più veloci che hanno sfruttato il fenomenosono stati premiati.  Da “Limonato” per un marchio di succhi di frutta a un’azienda di pasta tutti hanno messo il cappuccio ai loro prodotti.  Per noi è fantastico come Amaro Lucano abbia ipotizzato che sotto la felpa ci sia la Pacchiana ovvero la donnina in costume tipico del Maceratese che sorride da tutte le bottiglie del famoso liquore.

A noi però viene un dubbio.  Vista la capacità di comunicazione del rapper vuoi vedere che sotto il cappuccio di Liberato c’è qualcuno che fa il nostro stesso mestiere? Cominciamo ad avere dei sospetti su un paio di colleghi.Pacchiana come liberato

Linkontro 2018: noi c’eravamo

14 giugno 2018

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A Linkontro, l’annuale appuntamento Nielsen appena concluso che ha visto la presenza di oltre 500 top manager italiani, abbiamo dato rilievo alla presenza sul palco del Cavalier Patrizio Podini, Presidente di MD e ai piani di sviluppo del suo Gruppo.

L’attività di Lead:

  • gestione del rapporto con Nielsen per realizzare l’intervento sul palco con proposta temi e interazione con altri speaker;
  • creazione di una cartella stampa dedicata all’incontro e divulgazione del materiale prima, durante e post l’evento;
  • gestione interviste in loco con le testate presenti.

I risultati sono:

  • articolo su Il Sole 24 Ore che mette in rilievo la dinamicità del gruppo:

PUNTI VENDITA HI-TECH PER RILANCIARE LA SPESA

 

  • 2 articoli su Italia Oggi di cui uno dedicato espressamente a MD con intervista:

MD, IL FRESCO ANCHE CONTRO L’E-COMMERCE

I CONSUMI CAMBIANO LE AZIENDE

 

  • articolo dedicato su Avvenire dedicato a MD con intervista:

QUANDO SI TIRA LA CINGHIA TORNANO A CORRERE I DISCOUNT

 

  • Intervista sulla Web TV di Retail Watch:

VIVA LA CRISI C’E’ SPAZIO   https://www.retailwatch.it/Retail/Scenari/Maggio-2018/Viva-la-crisi,-c%E2%80%99e-spazio!-La-storia-di-MD-raccont.aspx

 

  • Intervista nello speciale web tv di Class CNBC.

 

  • Interviste su Food, GDO Week, Distribuzione Moderna, Daily Media, Pubblicità Italia e altri media.

 

Cibus2018: un lavoro ben fatto

14 giugno 2018

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Ecco come abbiamo valorizzato la presenza di un nostro Cliente a Cibussu 3.100 aziende presenti di cui oltre 2.000 “comunicanti” – ottenendo:

 

6 passaggi televisivi su reti nazionali, TG e programmi di intrattenimento.

edizione 19:30                       http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-8b9de760-7cdb-41b2-b490-34a477fa629e.html#p=  14’.20”

  • Rai 3 – TgR Emilia Romagna,

edizione 14:00                      http://www.rai.it/dl/RaiTV/programmi/media/ContentItem-7f08384b-51ca-4ebb-b905-2325bc334d52.html#p=   9’.45”

 

2 interviste sulle web TV delle principali testate trade dedicate al retail

 

3 Interviste radio

RADIO 24 – Essere e Avere,  RADIO 24 – Voci d’Impresa, RADIO BRUNO – Notiziario

 

12 articoli su periodici e quotidiani nazionali tra cui

Gente,  Il Giornale, Il Sole 24 Ore, Italia Oggi, QN

 

93 citazioni su pagine on line di quotidiani e siti web dedicati a trade, alimentazione, costume

 

Il tutto nei 4 giorni di fiera a cui si aggiungeranno altri risultati.

Temporary Store

26 ottobre 2017

Temporary 4Temporary Store nei centri commerciali?  Sembra proprio che questa formula possa diventare una risorsa importante in anni in cui centri commerciali stanno cambiando velocemente: sempre più agorà,  piazze capaci di aggregare, legate al territorio e dove lo shopping è solo una delle tante attrattive per i visitatori. In ogni caso, un pubblico immenso.  Ogni giorno entrano in uno degli oltre 1000 centri commerciali italiani dai 4 ai 6 milioni di visitatori (chiamarli consumatori o clienti ormai è anacronistico).

In luoghi come questi i Temporary Store possono inserirsi in modo costruttivo, purchè capaci di comunicare anche le esperienze e le emozioni legate ai brand che propongono.

Noi di Lead di Temporary Store così intesi ce ne intendiamo un po’. La nostra Agenzia è membro di Assotemporary dal 2008 e produciamo “temporary” all’interno di progetti di comunicazione dal 2009.  Proprio per questo è stata invitata a partecipare a PALLA AL CENTRO…COMMERCIALE a proposito di Temporary Shop  e Spazi Temporanei nei mall”,

Moderati da ANDREA AIELLO (Direttore Retail&food) si sono trovati alla Camera di Commercio di Milano, ANITA LISSONA (CEO di Lead Communication) e i massimi esperti di Temporary Shop e Centri Commerciali: MASSIMO MORETTI (Presidente CNCC – Consiglio Nazionale Centri Commerciali.), MASSIMO COSTA (Segretario Generale Assotemporary), ALDO FALERI (Docente Politecnico di Milano), CORRADO FURLAN (US UP), LUCA PELLEGRINI (Docente MKTG IULM Milano), EDOARDO FAVRO (Amministratore Delegato Gallerie Commerciali Italia – Auchan Holding), MAURIZIO GOVERNA (Presidente Moda&Sport Lombardia), VALERIA BORTONE (Cool Hunter Italy).

Abbiamo voluto pubblicare qui un estratto della relazione di Anita Lissona: un utile ripasso della storia della nascita dei temporary a Milano (oggi più che mai la capitale del fenomeno) e un’indicazione di quello che questo tipo di esercizio può fare per un moderno Centro Commeciale

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Vi potreste chiedere “Cosa ci fa un’agenzia di comunicazione in Assotemporary?”

 

Lead è infatti un’Agenzia che da 25 anni si occupa di costruire visibilità e reputazione per aziende e brand principalmente attraverso rapporti con i media, dai tradizionali ai digitali, senza soluzione di continuità, ma anzi cogliendo l’esplosione di opportunità che i cosiddetti new media oggi offrono alla veicolazione di contenuti.

Contenuti è l’altra parola chiave del nostro lavoro, contenuti che nascono dalla formazione umanistica, dall’esperienza giornalistica, dalla vicinanza con le esigenze delle aziende e dei brand.

Per un’agenzia di comunicazione come la nostra il Temporary Store fin dal suo esordio in Italia era in grado di riassumere questi due elementi, diventando un formidabile strumento di comunicazione oltre che di vendita: un media a tutti gli effetti e una fucina di contenuti spendibili a piene mani.

Assotemporary nasce nel maggio 2008. Quasi contemporaneamente realizzavamo il nostro primo temporary in Corso Garibaldi in quella magnifica palestra di Temporary Shop che era il Sidecar.  Quel Temporary era dedicato a un famoso ammorbidente e il nostro compito era far vivere al pubblico non solo le essenze e le sensazioni di quel prodotto, ma farlo rientrare nei paradigmi esperienziali delle persone che avrebbero visitato il temporary, a partire da ubicazione, design, allestimenti, messaggi, ospiti, eventi, testimonianze che, indirettamente, ma con la forza dell’emozione, sottolineassero il mood di quel brand. Così, una referenza mass maket destinata alla GDO “messa in scena” all’interno del suo mondo di valori, poteva trasmettere concretamente emozioni, ricordo, engagement.

A quell’esperienza pioneristica ne sono seguite molte altre per tanti altri brand. E’ importante notare come quei temporary, costruiti da una agenzia di comunicazione come la nostra, non si connotavano solo come luoghi di vendita, ma come spazi di una rappresentazione dove si ritrovavano user, addict o semplici curiosi della marca, creando un senso di comunità.

Reale e non virtuale.

Una rappresentazione costruita anche per media e stakeholder, e che, anzi, deve il suo successo proprio al fatto che “tutta la città ne parla”.

Uno dei problemi che abbiamo dovuto affrontare per costruire questi successi è stato quello di massimizzare l’investimento della marca in un flusso di visitatori costante, da qui l’esigenza di location che fossero anche luoghi di passaggio per fornire un “incoming naturale” che potesse intercettare anche il pubblico più frettoloso e impegnato delle grandi città.   La grande maggioranza dei temporary store si concentra giustamente nei centri cittadini, Milano docet, a conferma del loro ruolo in grado di attrarre un pubblico metropolitano attento e informato e di testimoniare con la loro stessa ubicazione il posizionamento di un brand.

Oggi siamo qui però a parlare di centri commerciali e forse proprio il modello offerto da questi spazi sta diventando sempre più vicino al luogo ideale dove inserire nuovi Temporary, garantendo contemporaneamente un numero consistente di contatti.

Perché i nuovi centri commerciali si stanno evolvendo, sono sempre più le nuove agorà, le piazze da frequentare per passare tempo piacevolmente e incontrare gente, mossa sicuramente dalla motivazione dello shopping, ma non solo, dove si va per scegliere tra tante proposte gastronomiche, divertirsi, persino fare check up medici, visite dentistiche o usufruire di un trattamento di bellezza.  C’è un senso di comunità attorno a un centro commerciale ben ubicato e ben gestito che ormai è difficile trovare in molti centri urbani.   Un senso di comunità destinato ad accentuarsi con gli ultimi progetti: centri commerciali sempre meno “non – luoghi”, ma che cominciano a dotarsi di una precisa identità territoriale, spesso occupando spazi industriali dismessi, significativi per la storia del tessuto urbano in cui sono inseriti o offrendo servizi di ristorazione che strizzano l’occhio ai prodotti locali.

Insomma i Centri Commerciali stanno diventando “nuove cittadine” dove i temporary space possono rispondere a nuove esigenze di targetizzazione specifica e avere un ruolo decisivo per l’evoluzione dei CC verso questa nuova fisionomia.

Questo, se i temporary sapranno farsi percepire non solo come un ulteriore luogo di shopping, ma come un valore aggiunto all’offerta esperienziale dei Centri che li ospitano.

Faccio un esempio: un Temporary Shop proposto a un importante brand di infusi e tè molto English Style farebbe fatica a raccontarsi in un Centro Commerciale come oggi ancora è percepito, proprio perché l’esperienza richiesta dalla marca presuppone un upgrade di cultura, di sensibilizzazione, di tempo dedicato a costruire un’abitudine di consumo che non somiglia a quella ambita dai frequentatori dei CC oggi.

Sarebbe diverso invece se in un moderno centro commerciale questa marca costruisse uno spazio deve potesse raccontarsi ai visitatori attraverso eventi e forme di intrattenimento che la collocassero anche al di fuori degli ambiti più commerciali. Rispondendo così in qualche modo ai bisogni di quella comunità che abbiamo identificato.

Io credo che i tempi per questo tipo di proposte siano maturi.  Ci sono poi altri vantaggi non trascurabili

Mi ha colpito in un articolo del Sole 24 ore dell’agosto 2017 dedicato proprio all’evoluzione del Centro commerciale, l’affermazione che esiste una regola non scritta in ogni tipo di struttura che abbia una galleria: “Nessun negozio deve rimanere chiuso” perché ovviamente anche un singolo negozio con la serranda abbassata dà un’impressione di tristezza, di dismissione e non invoglia la scelta del consumatore.  Sicuramente un Temporary per la sua stessa connotazione è la formula più pratica per occupare uno spazio vuoto, offrendo anche la possibilità di “cambiare volto” periodicamente alle gallerie solitamente presidiate dai “soliti brand”. Qui entrano poi in gioco fattori normativi e contrattuali complessi che sta agli operatori affrontare.

Il Centro commerciale ha già in atto questa trasformazione, come gli ultimi nati dimostrano, ma ora deve compiere il passo decisivo: comunicare la sua nuova vocazione di agorà esperienziale, oltre che di servizio e commerciale. Comunicarla in modo netto, parlando sempre di più il linguaggio del territorio e delle comunità in cui si inserisce.

Questo aiuterà a vincere un’altra sfida, quella con i grandi E-Mall, le grandi catene di e-commerce che attraverso tecnologia e big data, non sottraggono solo clienti, ma ne “rubano l’anima”.

In questa sfida, il fiorire di Temporary store come li abbiamo concepiti possono dare una grande mano ai mall fisici  offrendo al consumatore non solo concretezza, ma dimostrando l’affetto che il brand ha per lui.

Insomma il Temporary giusto può trasformarsi in un formidabile driver per tutto il “nuovo” centro commerciale.